In un saggio pubblicato sulla rivista “Kos” (e di cui il Corriere della Sera ha presentato uno stralcio) Emanuele Severino ha indicato la via attraverso cui l’Europa può ancora proporsi come agente di una “nuova potenza”. Osserva Severino che «la potenza che oggi consente agli Stati di sopravvivere è dovuta alla tecnica guidata dalla scienza moderna». Essa può produrre il «dispiegamento infinito della massima potenza» soltanto «all’interno e sul fondamento dell’essenza del pensiero filosofico del nostro tempo» che rimuove l’ostacolo principale a tale dispiegamento, ovvero l’idea che esista un ordinamento assoluto e divino che stabilisca i limiti all’agire dell’uomo. Secondo Severino l’essenza del pensiero filosofico mostra «l’impossibilità di ogni Dio eterno che si ponga come il padrone del dispiegamento totale della massima potenza». L’Europa, che ha generato questo pensiero filosofico, possiede la capacità di realizzare «l’onnipotenza planetaria». Basta che ne prenda coscienza, anche se «a questo punto incomincia la questione decisiva, quella che riguarda la verità della potenza».
Emanuele Severino è un pensatore profondo e la questione che pone alla fine è decisiva. Ed ha ragione a osservare che il pensiero scientifico moderno ha sottratto a Dio il privilegio di dispiegare la massima potenza. Quando Cartesio afferma che «il concorso ordinario di Dio nella conservazione del moto non impedisce che la Natura sia autonoma nella propria sfera, che è quella della materia», di fatto esilia Dio dal mondo. Egli lo ha creato abbandonandolo poi al suo funzionamento, rendendo così l’uomo padrone di conoscerlo e trasformarlo a suo piacimento. Ma la natura lasciata libera da Dio era per Cartesio soltanto la sfera della materia e l’onnipotenza materiale dell’uomo ha convissuto a lungo con la presenza divina, concedendo autonomia alla sfera spirituale. Peraltro la scienza non si è posta a lungo l’obbiettivo di intervenire nella sfera vitale e spirituale.
L’analisi di Severino è acuta ma ha un limite profondo nel suo carattere puramente speculativo e nel disinteresse per la storia reale, muovendosi in una sfera di categorie atemporali. Bisogna fare i conti con il fatto che gran parte della storia della scienza europea e occidentale – anche nelle fasi in cui ha esibito la sua massima potenza – ha saputo accomodarsi della presenza divina. Ma c’è un altro punto cruciale. Giustamente Severino individua la chiave del successo della civiltà europea nel fatto che la tecnica fosse «guidata dalla scienza». Ma questa gerarchia, per cui è la scienza teorica a guidare la tecnologia (essendo a sua volta influenzata da una filosofia), rappresenta una circostanza eccezionale nella storia dell’umanità che non è durata più di tre secoli. Oggi la tecnologia va da sola, senza l’impaccio della guida della scienza teorica, sviluppandosi in forme tanto impetuose quanto caotiche e che talora appaiono senza orientamento, carenti come sono di conoscenza. Si spendono somme incredibili per trovare un vaccino per l’Aids per rendersi conto dopo vent’anni che si tratta di un progetto chiaramente infondato sul piano teorico. Qui si manifesta una crisi profonda dell’occidente e dell’Europa in particolare. Pertanto, invocare un dispiegamento di potenza sulla base di un modello che si sta disgregando rischia di essere un esercizio teorico attorno a una realtà che appartiene a un periodo storico trascorso – quello che va da Galileo a von Neumann – e che sta svanendo. Molto più concreto sarebbe riflettere attorno alle forme e alle cause di questa dissoluzione.
(Tempi, 24 aprile 2008)

Dal blog di Giorgio Israel

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