Apr
29
Dubbi anche dal “Mario Negri” sulla profilassi per 250mila ragazze contro il papilloma virus.
Con la Finanziaria del 2008, l’Italia è diventata l’unico paese europeo a offrire gratuitamente il vaccino contro il papillomavirus, implicato nel tumore al collo dell’utero, a tutte le 250mila nate nel 1997. Si parla di ragazzine tra gli undici e i dodici anni – femmine, tanto per cambiare – per le quali la medicalizzazione della vita sessuale, in questo modo, precede l’avvio stesso della medesima. Molto si è dibattuto sull’opportunità dell’iniziativa, ma per tagliare la testa al toro basterebbe leggere la nota diffusa in proposito dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che non può certo essere sospettato di moralismi. Scopriamo così che il vaccino “copre solo il 65% delle infezioni che possono dar luogo ad un tumore della cervice uterina”, e che esso “non implica l’abbandono del Pap-test che deve essere eseguito regolarmente, perché solo il Pap-test può rilevare lesioni pre-cancerose che devono essere curate”. Inoltre, “non è noto se la neutralizzazione dei tipi Hpv 6,11,16 e 18 (quelli coperti dal vaccino, ndr) non determini una maggior probabilità di infezione da parte degli altri genotipi, né è prevedibile se negli anni il virus Hpv subisca mutazioni che cambino la relativa virulenza dei vari tipi”. Infine, “il presunto costo del solo vaccino (sessanta milioni di euro per vaccinare 250mila ragazze) potrebbe essere utilizzato per aumentare la copertura del Pap-test che è ancora insufficiente soprattutto nel Sud-Italia”. Riassumendo: il vaccino è solo parzialmente efficace, ancora non si conoscono i suoi effetti sui tipi di virus Hpv non coperti, in ogni caso non esime dal Pap-test, l’unica strada per identificare precocemente, dai 25 anni in poi, il pericolo di tumore al collo dell’utero. Ma non saranno questi, i motivi per i quali nessuno ha mai proposto la vaccinazione di massa gratuita contro il papillomavirus in nessun altro paese europeo?
Nicoletta Tiliacos
Comments
Leave a Reply