DI VIVIANA DALOISO
L a notizia dell’approvazione di Londra alla crea­zione e manipolazione di embrioni ibridi ha raggiunto Angelo Vescovi, genetista e diretto­re dell’Istituto cellule staminali adulte di Terni, men­tre si trovava in California, dove in questi giorni ha tenuto una serie di lezioni universitarie sul tema della cura del cancro attraverso le cellule stamina­li adulte. Tutt’altro fronte della ricerca scientifica, rispetto a quello britannico.
Professore, mettiamo per un attimo da parte l’or­rore “etico” innanzi alla decisione presa dal Parla­mento britannico e ragioniamo in termini pratici. Quali sono gli «enormi benefici» che la ricerca su­gli ibridi uomo-animale dovrebbe portare alla scienza e alla medicina del futuro?

Credo che il punto di tutta la questione sia proprio questo: la ricerca sugli ibridi non offre alcun bene­ficio. Se di beneficio terapeutico stiamo parlando, ovviamente, cioè di reali e concreti benefici per i pazienti. Prendiamo in esame le dichiarazioni che più spesso abbiamo sentito, nelle ultime settima­ne, in merito alla questione degli ibridi: più volte si è detto che questi embrioni rappresentano la solu­zione per malattie neurodegenerative come il Parkinson, l’Alzheimer. Dal punto di vista scientifi­co, a scatenare queste malattie sono problemi a li- vello di respirazione mitocondriale e di funziona­mento integrato tra nucelo cellulare e Dna mito­condriale: bastano, cioè, piccole disfunzioni nella relazione tra mitocondrio e nucleo per esitare que­sto tipo di patologie. Ora, creare cellule in cui il nu­cleo è umano e il mitocondrio bovino (gli ibridi) si­gnifica innescare a priori quel problema: come si re­lazioneranno elementi così diversi? Cosa succederà in quella cellula e in quell’embrione? Non lo pos­siamo sapere. Immaginarsi come potremo mai cu­rare malattie neurodegenerative con le stesse cel­lule!

Sorge spontaneo, a questo punto, domandarle per­ché allora la Gran Bretagna si dimostri così ostinata su questa linea.
Semplicemente, per altri interessi. Primo fra tutti quello nel campo della ricerca e sperimentazione farmacologica, che notoriamente attira l’attenzio­ne di numerosi fondi e investimenti da parte delle multinazionali. Devo però dire che anche su que­sto punto rimango molto perplesso e proprio per i motivi che ho spiegato poc’anzi. Non si capisce co­me la sperimentazione di determinati farmaci pos­sa essere avvalorata se condotta su cellule ibride piuttosto che umane: i risultati non possono esse­re attendibili. Basti pensare che determinate so­stanze hanno un effetto sulla razza caucasica e un altro sulle popolazioni dell’Indocina, e proprio per delle differenze genetiche tra le diverse razze ed et­nie. È un azzardo, se non una follia, pensare che ciò che agisce su una cellula umano-bovina malata pos­sa avere lo stesso effetto su una umana.
Lei è reduce da un viaggio negli Usa, patria altret­tanto “liberale” nel campo della ricerca scientifica. Che idea si sono fatti i suoi colleghi americani del passo di Londra? Crede che lo imiteranno?

Attualmente le attenzioni della comunità scientifi­ca americana e, oserei dire, della grossa parte di quella internazionale, sono puntate su un’altra fron­tiera: quella della riprogrammazione cellulare, i­naugurata dalle scoperte dello scorso novembre di Yamanaka e Thompson. Le motivazioni sono pro­prio quelle che abbiamo visto non sussistere nel campo della ricerca sugli ibridi: la strada della ri­programmazione promette enormi benefici in cam­po terapeutico e farmaceutico – permettendo di ot­tenere cellule equiparabili allo stato di pluripoten­za embrionale – col grande vantaggio di non com­portare sacrifici dal punto di vista etico. Indubbia­mente una grande conquista per la scienza.
C’è però il rischio che la decisione di Londra inne­schi una serie di esperimenti indiscriminati, so­prattutto nei Paesi caratterizzati da una deregula­tion in campo scientifico?

Senz’altro. Questo è il timore più grande, il grande rischio che ci preoccupa tutti e a cui da oggi siamo esposti.
Il genetista Vescovi fa il punto sull’ultima follia britannica: un «pasticcio» cellulare, che non garantisce esiti terapeutici e che è già stato superato dalle scoperte sulla riprogrammazione di Yamanaka

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