Sospesi dirigenti dopo l’inchiesta per corruzione
di Michele Aramini
Tratto da Avvenire del 24 giugno 2008

L’ Agenzia italiana del farmaco (Aifa) vive un momento difficile, a causa dell’indagine della Procura di Torino che ha portato alla sospensione cautelare per due mesi del direttore generale Nello Martini.

Insieme a Martini è stata sospesa anche Caterina Gualano, dirigente dell’Ufficio autorizzazioni all’immissione in commercio della stessa Aifa. L’Aifa era stato un autorevole ente istituzionale dipendente dal ministero della Salute e rimane responsabile, tra l’altro, del delicato compito di autorizzare l’immissione in commercio di nuovi farmaci. I provvedimenti della Procura torinese rientrano nell’ambito dell’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Guariniello su alcuni farmaci che avrebbero ottenuto l’autorizzazione alla commercializzazione dopo controlli irregolari. Il magistrato ipotizza episodi di corruzione da parte di alti funzionari di alcune imprese farmaceutiche verso i dirigenti ora sospesi. Il fatto è oggettivamente preoccupante e ci si deve augurare che il prosieguo delle indagini della magistratura arrivi a scagionare da ogni responsabilità i due alti dirigenti dell’Aifa, in modo da restituire loro onore personale e prestigio all’istituzione che dirigono. Anche se nel frattempo – è notizia di ieri sera – il ministro Sacconi ha nominato un nuovo direttore pro tempore. D’altro canto, c’erano e permangono preoccupazioni anche per la gravità delle accuse e per la delicatezza dei dossier in corso di esame presso l’Agenzia del farmaco. Tra questi ci preme ricordare la decisione finale che il Consiglio di amministrazione dovrà prendere sulla commercializzazione in Italia della pillola abortiva Ru 486.

Richiamiamo che l’esame di questa pillola è stato già svolto dal comitato tecnico scientifico dell’Aifa e si è concluso con la decisione di rimettere la decisione ultima al Consiglio stesso. Circa la pillola RU 486 vanno riaffermate tutte le perplessità che il suo uso suscita.

Innanzitutto va sottolineata la maggior pericolosità per la salute della donna, come emerge dai dati internazionali. In secondo luogo va detto che essa non provoca un aborto indolore, anzi la speranza che la Ru 486 provochi un aborto invisibile è del tutto irrealistica.

Infatti, l’assunzione delle diverse pillole (uccisiva del feto la prima ed espulsiva la seconda) comporta che la donna sopporti un travaglio che dura circa 3 - 4 giorni e che molto probabilmente vedrà personalmente il feto espulso.

Quindi è probabile che l’aborto segni più profondamente la donna di quanto non faccia l’aborto praticato chirurgicamente. Forse la fretta di alcuni di immettere nel mercato italiano la pillola del giorno dopo ha un significato di normalizzazione e anche di banalizzazione del cosiddetto dramma dell’aborto. Una banalizzazione che non è consentita neppure dalla legge 194. Per questi motivi appare ragionevole, per esigenze di assoluta trasparenza, che nell’attuale situazione dell’Aifa non solo sospenda ogni decisione conclusiva sulla Ru 486, ma anche riprenda daccapo il processo che condurrà o meno alla autorizzazione al commercio. Si potranno tenere in considerazione nuovi dati scientifici e, quale che possa essere la decisione, si avrà la certezza di un iter corretto e trasparente.

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