Jun
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DOMENICO DELLE FOGLIE, di Avvenire. Se una legge facilita la nascita di un maggior numero di bambini senza ricorrere alla selezione di embrioni umani; se quella stessa normativa fa aumentare in Italia le coppie che usufruiscono delle tecniche di procreazione medicalmente assistita ed i centri che le assistono; se quella disciplina apre la strada ad una ‘via italiana’ alla ricerca nel campo della fecondazione assistita, sarà lecito affermare che quella legge funziona? E magari sarà anche il caso di riaffermare la saggezza mostrata dagli italiani giusto tre anni fa, quando, in quei giorni caldi di metà giugno, preferirono disertare le urne del referendum parzialmente abrogativo della Legge 40 che disciplina la fecondazione artificiale. Quel 74,1 per cento di italiani che rifiutarono di aderire all’appello lanciato dai radicali e dalle varie sinistre italiane contro una legge che aveva messo un freno al «far west» procreativo che da anni impazzava nel Belpaese, aveva visto giusto. Meglio ispirarsi, si dissero gli italiani, ad un sano principio di precauzione dinanzi al valore della vita, tutto racchiuso in quella promessa di futuro che è l’embrione umano. Quel popolo ha dunque dato fiducia alla Legge 40 che, al di là dei rozzi tentativi di delegittimazione posti in essere dallo stesso ex ministro della Salute Livia Turco, oltre che da altri settori irriducibili, sta tenendo il passo. Certo, non sono mancati e non mancheranno i tentativi di forzare la legge per via giudiziaria. Dobbiamo augurarci in particolare che la Consulta sappia decidere con saggezza, prudenza e umanità. Nel rispetto dell’articolo 1 della Legge 40 che riconosce la dignità dell’embrione. Per quanto riguarda i cattolici, faranno sempre fatica a dire che la 40 è una legge buona, perché per loro, rappresenta comunque il male minore, ma affermare che non funzioni è un falso storico. Già altri hanno contestato le affermazioni apodittiche contenute nella relazione che ha accompagnato le nuove linee guida, depositate alla chetichella dalla Turco. Ma ciò che preme sottolineare è che una valutazione serena e puntuale delle cifre porta ad una sola, inequivocabile conclusione: la Legge 40 funziona. Aumentano i nati con le nuove regole: nel 2006 sono venuti al mondo 7.507 bambini contro i 4.940 del 2005. Crescono le coppie che, complici purtroppo l’età avanzata e l’estendersi della sterilità, si rivolgono ai centri italiani di fecondazione assistita: erano 43.024 nel 2005, sono diventate 52.506 nel 2006. Aumentano i centri italiani che, con sempre maggior perizia, applicano le tecniche di procreazione medicalmente assistita: erano 330 quelli censiti nel 2005, sono saliti nel 2006 a 342. Il che dimostra che si va all’estero solo per le pratiche proibite, come l’eterologa e la diagnosi preimpianto. Ed ancora: cresce la ‘via italiana’ alla ricerca di settore, nel campo del congelamento degli ovociti e della diagnosi sul globulo polare prima della fecondazione. Dunque, un bilancio tutto positivo. Ma è anche il dato sulla percentuale di successo di tali concepimenti che fa ben sperare. È vero, l’Italia in questo caso non ha migliorato la performance, ferma al 17,4% sul totale dei pazienti trattati. Ma noi siamo sostanzialmente in linea con gli altri Paesi europei, pur avendo rinunciato alla selezione degli embrioni. Ci sarebbe di che vantarsi per la lungimiranza degli italiani e per il loro amore per la vita, ma vallo a spiegare a certi laicisti in servizio permanente effettivo. Un ultimo tassello: se è vero che la Legge 40 ha impedito la produzione di più di tre embrioni per ogni ciclo di fecondazione assistita, questa disciplina ha il merito straordinario di aver interrotto la pratica della creazione indiscriminata di embrioni umani che venivano poi distrutti o condannati al gelo eterno dei frigoriferi. Oggi, di sicuro, sarebbero altre decine di migliaia in più. Qualcosa ci dice che gli italiani non sono solo prudenti, sono un popolo straordinario.
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