Dutch 'marriage':1 man, 2 women Novità olandesi: dopo l'eutanasia dei bambini, ora la polilgamia: sia riconosciuta nelle unioni civili, sia nel matrimonio tout-court, avendo riconosciuto legali i matrimoni poligamici musulmani. E' un'Europa che ci piace? Si noti, per capire cosa ci attende, che per il Presidente dei Diritti Civili USA, la poligamia è un diritto civile fondamentale.

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Tags: bioetica

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di Salvatore Crisafulli
Tratto da Il Sussidiario.net il 17 luglio 2008

La Sentenza di Morte emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di Eluana Englaro è veramente agghiacciante, fa venire i brividi, cancellando definitivamente le nostre speranze e condannando duramente tutti i disabili gravissimi: mi chiedo cosa ne sanno i Tribunali e la Scienza Medica dello Stato Vegetativo? Di cosa si sono accertati? Esistono dei parametri e dei criteri validi per confermarne l’irreversibilità? Assolutamente no. Read more

Sibling incest: what you think Eccoci all'ennesima novità: il Sunday times pubblica una lettera di una donna che ha avuto rapporti sessuali col fratello a 14 anni. E ora fa seguire i commenti: alcuni "pro", altri "contro". Come se si trattasse dell'acquisto di un attaccante di una squadra di calcio. Non è strizzare l'occhio all'incesto padre-figlia, ma fratello-sorella (è più soft). Ma il sasso è gettato. Se ne riparlerà, vedrete. "E perché no?" diranno molti? Dimenticano che un figlio nato da due fratelli, che hanno verosimilmente ereditato lo stesso gene recessivo -cioè sono portatori - dal loro padre (o madre), può ereditarne a sua volta l'intera coppia e manifestare la malattia talora grave. Ma certo... oggi il figlio se viene male si può eliminare prima che nasca, dunque il problema "non sussiste". E non fanno i conti con la costruzione di famiglie in cui i rapporti non siano complicatamente ingarbugliati, sopratutto verso lo sguardo dei più deboli. Già: se il criterio è l'istinto, questo in preda alla fragilità può condurre ovunque; e, se non ci sono minacce o percosse, oggi viene chiamato libertà.

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Etica & giustizia • Pier Paolo Donadio, primario della rianimazione centrale delle Molinette di Torino: ogni forma di demenza, di disabilità, di malattia potrebbe legittimare la morte • «Il valore dell’esistenza non è determinato dalla salute e dalle prestazioni delle persone Credo che Eluana debba restare lì, a difesa di tante altre vite deboli»
di Francesca Lozito
Tratto da Avvenire del 19 luglio 2008

« Vede, il problema è che qui s’insinua un principio pericoloso »

Quale?
« Che una vita vale in base alla sua capacità di performance ».

Ovvero?
« Che il suo valore è determinato dalla prestazione: poiché quella di un vegetativo permanente è apparentemente nulla, non ha senso che vivano; certo, può essere difficile trovare un senso alla sopravvivenza meramente biologica di un corpo senza più mente. Ma se accetto che il senso della vita stia nella performance, ogni forma di demenza, di disabilità, di malattia alla fine diventa ragione della perdita di senso; preferisco considerare la vita un mistero troppo alto perché un uomo possa decidere se ha o non ha un senso, anche quando parla della propria. Diversamente, chi potrebbe stabilire l’unità di misura? ».
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Da Il Foglio del 22 Luglio 2008

Roma. Dopo una giornata di discussione, la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha deciso di portare in Aula e mettere ai voti la mozione dei senatori Francesco Cossiga e Gaetano Quagliariello. Quella presentata la scorsa settimana per chiedere che il Senato sollevi il conflitto di attribuzione tra poteri dello stato innanzi alla Corte costituzionale sul caso di Eluana Englaro. Quella presentata per opporsi alla sentenza della Cassazione in base alla quale la Corte d’appello di Milano ha emesso la sentenza che permetterà al padre della ragazza di toglierle il sondino con il quale viene nutrita. Quando questo giornale va in stampa la commissione è ancora riunita, ma – nonostante un po’ di ostruzionismo da parte del centrosinistra – il testo sarà discusso e votato dai senatori domani o dopodomani. Stefano Ceccanti, senatore del Pd, ieri ha presentato una mozione di minoranza in cui chiede di non procedere con la richiesta di conflitto di attribuzione: “Se le Camere non condividono la sentenza della Cassazione – ha detto – facciano una legge, così colmeranno il vuoto legislativo”. Impietosa reazione di Cossiga: “Che l’amico Ceccanti, essendo stato uno dei presidenti della nuova Fuci postconciliare, non credesse nella corrente morale cattolica e quindi sia favorevole all’aborto fino al mese prima del parto, e alle unioni tra omosessuali, lo capisco. Ma che sia a favore dell’omicidio disposto dalla magistratura non lo credo proprio”. Commentando l’idea di sollevare il conflitto d’attribuzione, ieri la vicepresidente del Senato Emma Bonino ha detto di sperare “che tutto questo porti a un’accelerazione della discussione del progetto di legge almeno sul testamento biologico in un modo rigoroso. La bussola da tenere è la determinazione e la volontà dell’interessato, magari espresse in altri tempi”. Sempre ieri Paolo Ravasin, ammalato di Sla e presidente onorario dell’associazione Luca Coscioni, ha registrato un testamento biologico in video (come Piergiorgio Welby) nel quale esige di non essere più alimentato qualora non fosse in grado di farlo attraverso la bocca. Mentre proseguivano le dispute parlamentari, il Movimento per la vita ambrosiano ha aderito alla proposta di Giuliano Ferrara e portato diverse bottiglie d’acqua di fronte alla clinica dove Eluana è ricoverata.

Dagli studi sul genoma al rischio eugenetica luglio 2008 di Carlo Bellieni Eliminare il malato prima che nasca: la nuova trovata della medicina; e addirittura eliminare chi malato ha solo il rischio di esserlo? E, guarda tu, eliminare anche i probabili malati di malattie prevenibili e che arriveranno (se arriveranno) in età adulta? Non è fantasia, ma realtà. Ecco nell'articolo cosa ne pensano i malati; e come si scelga: spendere per eliminare i non ancora nati o per curare?

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Tags: bioetica, articoli cv bellieni

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Caso Englaro
di
Anna Finocchiaro, capogruppo Pd al Senato

Anche sul fronte della biopolitica il Pd sembra perpetuare una assurda storia di soggezione e di delega nei confronti della magistratura. Non sono bastati gli errori sul terrorismo, sulla mafia e su tangentopoli. Oggi il Pd china il capo ai giudici anche sulla vita e sulla morte.

Una puntura di spillo trent’anni dopo la prima bambina concepita in provetta.
Compie trent’anni il prossimo 25 luglio Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta. La sua nascita segnò l’inizio di una rivoluzione antropologica, prima ancora che tecnico-scientifica, che nel tempo non ha perso, soprattutto nelle interpretazioni dei mass-media, la sua impronta magico-sacrale. Lo faceva notare – nel corso del un seminario promosso a Roma dal ministero del Welfare, proprio per i trent’anni della provetta – la psicoanalista Marisa Fiumanò, a proposito dell’intervista fatta da Repubblica alla Brown. La quale porta una croce al collo, ma, scrive Repubblica, “ancor più che per chiunque altro, per lei è solo un gioiello, non un simbolo religioso. Perché se Louise dovesse ringraziare qualcuno per essere qui, non avrebbe bisogno di guardare su in alto. A crearla sono stati due scienziati britannici, Robert Edwards e Patrick Steptoe”. A “crearla”, proprio così. Peccato che certe divinità mostrino parecchi limiti. Una di loro, il francese Réné Frydman, tra i pionieri della Fiv in Europa, sul “Monde” ha di recente messo in guardia dall’eccesso di aspettative. Le donne di 40-45 anni che si rivolgono alla provetta, ha ammesso, continuano ad avere un tasso insignificante di successi. Tutta la tecnoscienza della riproduzione, insomma, non è riuscita ad allungare di un solo anno l’età fertile della donna. Eppure continua a crescere, anche in Italia, l’età delle donne che cercano un figlio (o un miracolo) con la fecondazione in vitro.

Nicoletta Tiliacos

PiuVoce.net

In Senato
di

La commissione Affari costituzionali del Senato sta esaminando l'eventuale conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in merito al caso di Eluana Englaro.

Salvatore Crisafulli, per due anni giudicato dai medici in stato vegetativo permanente: “Capivo e sentivo tutto: non esistono dei parametri e dei criteri validi per accertare l’irreversibilità di quella condizione. La sentenza di morte emessa è agghiacciante e cancella le nostre speranze condannando duramente tutti i disabili gravissimi”

Salvatore Crisafulli
ROMA - “La definizione di stato vegetativo permanente si riferisce a una prognosi sottoposta a gravi margini di errore: la sentenza di morte emessa nei confronti di Eluana Englaro è veramente agghiacciante, fa venire i brividi cancellando definitivamente le nostre speranze e condannando duramente tutti i disabili gravissimi”. A parlare è Salvatore Crisafulli, l’uomo che nel 2005, dopo due anni di coma e numerose diagnosi di stato vegetativo permanente, si risvegliò raccontando di aver trascorso quei due anni comprendendo e capendo tutto ciò che gli accadeva intorno. Oggi chiede al presidente della Repubblica un intervento per “evitare ulteriori richieste di eutanasia”, affermando che altrimenti si dovrebbero chiudere “tutti i reparti di rianimazione”.

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