May
14
Ai medici di Agrigento la Maglia rosa-azzurro
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Ad Agrigento tutti i medici dell’Azienda Ospedaliera sono obiettori di coscienza. Per questo qualcuno ha deciso di assegnare la maglia nera alla sanità agrigentina. Io ho replicato con questa lettera.
Altro che maglia nera!
Agrigento, ultima in tutte le classifiche, può almeno vantare di essere la prima città nella difesa della vita umana dal concepimento.
Non volendo farne una questione di contrapposizione tra abortisti e non abortisti, mi permetto una sola considerazione.
Ci sono delle donne che decidono, non senza drammi interiori, di disfarsi della creatura che portano in grembo. Anche i più accaniti sostenitori dell’aborto riconoscono che è comunque una scelta gravosa e sofferta.
La stessa sofferenza, però, è dell’operatore che quella vita umana individuale deve eliminare per volere della madre. Operatore al quale la legge 194 riconosce il diritto all’obiezione di coscienza.
Perchè allora la maglia nera per l’applicazione? La legge 194, che nel titolo richiama la “tutela della maternità” e nel primo articolo riconosce “il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”, ad Agrigento viene applicata al meglio, riconoscendo alle madri la possibilità di abortire, e al personale medico il diritto all’obiezione di coscienza.Se invece diciamo che le madri devono avere la possibilità di abortire, anche a discapito della libertà e del diritto all’obiezione di coscienza del personale medico, è tutto un altro discorso.
Ma poichè il diritto all’obiezione di coscienza è ancora tutelato, mi permetto di assegnare al personale dell’azienda ospedaliera di Agrigento la Maglia Rosa-Azzurro per l’impegno a difesa della vita umana dal suo inizio fin dal concepimento.
Cordialmente,
Giovanni Nocera
Apr
9
Pillola del giorno dopo: l’obiezione di coscienza è legittima
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ROMA, domenica, 6 aprile 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l’intervento del dottor Renzo Puccetti, specialista in medicina interna e Segretario del Comitato “Scienza & Vita” di Pisa-Livorno.
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Nella mia città ha suscitato notevole scalpore la denuncia pervenuta all’azienda sanitaria locale di presunti disservizi di cui sarebbero state “vittime” due ragazze in cerca della prescrizione della pillola del giorno dopo. In un caso in particolare i giornali riportano che una ragazza, recatasi nel pieno della notte presso una delle postazioni della guardia medica, avrebbe trovato affisso al portone un cartello con la seguente scritta: “Non si prescrive la pillola del giorno dopo. Entro 72 ore rivolgersi al medico curante; privato; P.S.; ginecologia; consultorio”. I medici saranno ascoltati dal responsabile dell’USL.
Il caso, di su cui non è opportuno dilungarsi in questo contesto, offre l’occasione per affrontare la questione del comportamento del medico di fronte alla richiesta della pillola del giorno dopo. Mi scuso anticipatamente coi lettori perché non riuscirò ad essere breve, data la complessità dell’argomento e le numerose sfaccettature, tanto che all’analisi del profilo di efficacia e tollerabilità della pillola del giorno dopo sarà dedicato un prossimo, specifico intervento. Read more