Padre Giorgio Carbone OP, docente di bioetica e teologia morale, ha pubblicato un dossier per l’Agenzia Fides, che potete vedere in anteprima qui e scaricare in doc qui, su: accanimento diagnostico e/o terapeutico, cure palliative, testamento di vita o dichiarazioni anticipate di trattamento.

Indice:

1. L’accanimento diagnostico e/o terapeutico
A. Terapia ordinaria o straordinaria
B. Terapia proporzionata o sproporzionata
C. Criteri per individuare l’accanimento
2. L’abbandono del malato
3. Le cure palliative
La sedazione
4. Il testamento di vita o dichiarazioni anticipate di trattamento
Alcuni fondati timori
Conclusioni

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DI VIVIANA DALOISO
L a notizia dell’approvazione di Londra alla crea­zione e manipolazione di embrioni ibridi ha raggiunto Angelo Vescovi, genetista e diretto­re dell’Istituto cellule staminali adulte di Terni, men­tre si trovava in California, dove in questi giorni ha tenuto una serie di lezioni universitarie sul tema della cura del cancro attraverso le cellule stamina­li adulte. Tutt’altro fronte della ricerca scientifica, rispetto a quello britannico.
Professore, mettiamo per un attimo da parte l’or­rore “etico” innanzi alla decisione presa dal Parla­mento britannico e ragioniamo in termini pratici. Quali sono gli «enormi benefici» che la ricerca su­gli ibridi uomo-animale dovrebbe portare alla scienza e alla medicina del futuro?

Credo che il punto di tutta la questione sia proprio questo: la ricerca sugli ibridi non offre alcun bene­ficio. Se di beneficio terapeutico stiamo parlando, ovviamente, cioè di reali e concreti benefici per i pazienti. Prendiamo in esame le dichiarazioni che più spesso abbiamo sentito, nelle ultime settima­ne, in merito alla questione degli ibridi: più volte si è detto che questi embrioni rappresentano la solu­zione per malattie neurodegenerative come il Parkinson, l’Alzheimer. Dal punto di vista scientifi­co, a scatenare queste malattie sono problemi a li- vello di respirazione mitocondriale e di funziona­mento integrato tra nucelo cellulare e Dna mito­condriale: bastano, cioè, piccole disfunzioni nella relazione tra mitocondrio e nucleo per esitare que­sto tipo di patologie. Ora, creare cellule in cui il nu­cleo è umano e il mitocondrio bovino (gli ibridi) si­gnifica innescare a priori quel problema: come si re­lazioneranno elementi così diversi? Cosa succederà in quella cellula e in quell’embrione? Non lo pos­siamo sapere. Immaginarsi come potremo mai cu­rare malattie neurodegenerative con le stesse cel­lule!
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di Ettore Gotti Tedeschi

La Fao - l’organismo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura - ha spiegato l’attuale «emergenza fame» citando cause strutturali dovute alle errate politiche di sviluppo adottate dai Paesi ricchi. Ma quali soluzioni possono essere proposte dopo anni di errori?

Molti economisti affermano che la globalizzazione ha avuto effetti positivi in alcuni Paesi che hanno saputo aprire con prudenza i propri mercati attraendo gli investimenti, tenendo fuori la speculazione finanziaria ed esercitando una politica molto rigida di controllo delle nascite, mentre ha avuto effetti negativi su Paesi - soprattutto in Africa - dove la crescita della popolazione è stata superiore alla crescita economica e dove quindi non conviene investire. Read more

Dubbi anche dal “Mario Negri” sulla profilassi per 250mila ragazze contro il papilloma virus.

Con la Finanziaria del 2008, l’Italia è diventata l’unico paese europeo a offrire gratuitamente il vaccino contro il papillomavirus, implicato nel tumore al collo dell’utero, a tutte le 250mila nate nel 1997. Si parla di ragazzine tra gli undici e i dodici anni – femmine, tanto per cambiare – per le quali la medicalizzazione della vita sessuale, in questo modo, precede l’avvio stesso della medesima. Molto si è dibattuto sull’opportunità dell’iniziativa, ma per tagliare la testa al toro basterebbe leggere la nota diffusa in proposito dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, che non può certo essere sospettato di moralismi. Scopriamo così che il vaccino “copre solo il 65% delle infezioni che possono dar luogo ad un tumore della cervice uterina”, e che esso “non implica  l’abbandono del Pap-test che deve essere eseguito regolarmente, perché solo il Pap-test può rilevare lesioni pre-cancerose che devono essere curate”. Inoltre, “non è noto se la neutralizzazione dei tipi Hpv 6,11,16 e 18 (quelli coperti dal vaccino, ndr) non determini una maggior probabilità di infezione da parte degli altri genotipi, né è prevedibile se negli anni il virus Hpv subisca mutazioni che cambino la relativa virulenza dei vari tipi”. Infine, “il presunto costo del solo vaccino (sessanta milioni di euro per vaccinare 250mila ragazze) potrebbe essere utilizzato per aumentare la copertura del Pap-test che è ancora insufficiente soprattutto nel Sud-Italia”. Riassumendo: il vaccino è solo parzialmente efficace, ancora non si conoscono i suoi effetti sui tipi di virus Hpv non coperti, in ogni caso non esime dal Pap-test, l’unica strada per identificare precocemente, dai 25 anni in poi, il pericolo di tumore al collo dell’utero. Ma non saranno questi, i motivi per i quali nessuno ha mai proposto la vaccinazione di massa gratuita contro il papillomavirus in nessun altro paese europeo?

Nicoletta Tiliacos

PiuVoce.net